“True things”: quando “l’amore” non è che desiderio di possesso e controllo

L'opera seconda della britannica Harry Wootliff è convincente, ipnotica, contemporanea

Un film di Harry Wootliff. Con Ruth Wilson, Tom Burke, Tom Weston-Jones, Elizabeth Rider, Melissa Neal. Drammatico, 102′. Gran Bretagna 2021

Kate trascina passivamente la propria esistenza, fino a quando un casuale incontro di sesso con un carismatico sconosciuto la risveglia. All’apice dell’infatuazione, quello che segue è un inebriante incidente automobilistico.

 

Secondo lungometraggio della regista inglese Harry Wootliff, adattamento del romanzo “True Things About Me” di Deborah Kay Davies, presentato prima a Venezia, nella sezione Orizzonti, e adesso al London Film Festival, “True Things” è il racconto di una donna alla scoperta di se stessa, un viaggio soggettivo e intimo verso l’autenticità. 

Kate (interpretata da una strepitosa Ruth Wilson, anche produttrice insieme a Jude Law) è una donna single che vive una vita piatta, tra un lavoro che non la entusiasma e la compagnia di pochi amici. Un giorno conosce il classico bello e dannato (Burke), che porta nella sua vita scompiglio, sesso e passione. Il rapporto che si instaura tra loro è ossessivo, tossico, distante dall’idea che possiamo avere di “amore romantico”. Ma serve a “risvegliarla dal torpore”. 

Girato in un claustrofobico rapporto di 1,33:1, che mette in evidenza il torpore iniziale di Kate, che da un lato sembra essersi arresa alla pochezza emotiva della sua esistenza ma dall’altra sogna ancora di essere amata incondizionatamente, e il suo successivo risveglio fisico e psicologico, “True things” è un dramma emotivo che non risparmia niente allo spettatore.

La camera a mano, che stringe i personaggi in primi piani ravvicinati e oscilla fisicamente, come Kate, per catturarne gli sbandamenti, ci trasmette tutto il dolore e la delusione di questa donna che è, al di là di tutto, alla ricerca di se stessa. Non c’è spazio per i giudizi, piuttosto per la più completa e totale empatia.

Alla fine si arriva anche a chiedersi se quello che abbiamo visto sia reale oppure frutto dell’immaginazione della protagonista. In ogni caso il film della Wootliff è convincente, ipnotico, e parla del nostro presente, di relazioni tossiche e distruttive purtroppo tristemente comuni. 

Previous article“Sundown”: un dramma esistenziale e familiare che si svela solo alla fine
Next articleStreaming addicted: cosa vedere online dall’11 al 17 ottobre
Campana doc, si laurea in scienze delle comunicazioni all'Università degli studi di Salerno. Internauta curiosa e disperata, appassionata di cinema e serie tv, pallavolista in pensione, si augura sempre di fare con passione ciò che ama e di amare fortemente ciò che fa.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here