“Boys”: una storia di rimpianti e di rivalsa, di perseveranza e spirito rock

Il terzo film di finzione di Davide Ferrario è un'opera corale, ben interpretata dal cast

Un film di Davide Ferrario. Con Neri Marcorè, Marco Paolini, Giovanni Storti, Giorgio Tirabassi, Paolo Giangrasso. Commedia, 97′. Italia 2021

Quattro sessantenni come tanti, gli amici Carlo, Joe, Giacomo e Bobo, vivono nel ricordo di una giovinezza dal sapore rock. Insieme formavano infatti The Boys, un gruppo di successo. Pur non essendosi mai sciolti, e continuando anzi a suonare insieme ogni settimana, i quattro si sono abituati a vite più tradizionali, chi notaio chi ristoratore, chi con figli, matrimoni o amori perduti, senza contare i problemi di salute. Ora però si presenta un’opportunità di tornare sulla cresta dell’onda grazie a una proposta di cover di un giovane rapper che brilla sui social network. Oltre che dei quattro membri serve però il consenso di Anita, vecchia vocalist del gruppo di cui poi si erano perse le tracce, e la banda si rimette quindi “on the road” per andare a cercarla.

 

Oggi l’utilizzo di una parola oppure di un’altra può condizionare la carriera e la vita stessa di una persona. Vecchio e antico sono termini superati; vintage è diventato cool.

Ascoltare musica anni ’80 è vintage, e i produttori cinematografici stanno sfruttando la cosa più che possono, magari per rilanciare la carriera di qualche vincitore di talent show in crisi. 

La società, gli usi e i costumi sono in perenne mutamento, ma anche nel frullatore contemporaneo resta qualche certezza: le amicizie e la musica, ad esempio. Su questi due pilastri, Davide Ferrario ha costruito il suo terzo film, “Boys”.

Un’opera lineare, pulita, per molti versi persino prevedibile, eppure capace di strappare più di un sorriso allo spettatore.

I quattro protagonisti – Giacomo, Joe, Giovanni e Bobo – hanno conosciuto il successo negli anni ’70 con il loro gruppo The Boys, ma poi, crescendo, hanno dovuto fare i conti con la realtà e trovarsi “un lavoro vero”. Eppure sono rimasti sempre fedeli a sé stessi, alla loro amicizia e alla loro idea di musica.

Accetteranno di tradire, almeno parzialmente, la loro identità artistica per poter tornare sulla cresta dell’onda?

“Boys”, primo film di finzione di Davide Ferrario dal 2014, porta sullo schermo la generazione dei 40enni di oggi, messi di fronte a quella sottile linea illusoria tra il non sentirsi vecchi e il credersi giovani, che sono due cose diverse.

Un film corale, dove i personaggi sono bene interpretati e credibili, gli attori capaci di trasmettere emozioni sincere, umane e condivisibili. 

Mi piace porre l’accento sulla convincente performance di Giovanni Storti, alla sua prima in solitaria davanti alla macchina da presa, notaio/batterista che pur essendo il più benestante e silente del gruppo si rivela anche quello più profondo. In una sua battuta, secondo me, c’è tutta l’essenza del film:

Ci sono momenti in cui la vita sembra così semplice. Non c’è né un prima né un dopo, non importa ciò che sei diventato, ma ciò che sei.

Se vi sentite un po’ nostalgici, amate il vintage e soprattutto credete ancora nella forza dell’amicizia, soprattutto di lunga data, “Boys” è precisamente il film che fa per voi. 

 

Il biglietto da acquistare per “Boys” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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