Cartoline dal London Film Festival: saluti – digitali – e al prossimo anno!

Nell'anno del Festival in larga parte digitale non sono mancate emozioni, film toccanti e talk incredibili

C’è sempre un po’ di nostalgia nel dire arrivederci al London Film Festival, e quest’anno forse anche più del solito perché al sapore amaro del caffè alle cinque di mattina, mentre faccio la fila per entrare in sala, si sostituisce il dispiacere di non aver vissuto appieno l’esperienza magica del festival. Una cosa che, a me personalmente, lascia l’amaro in bocca!

Nonostante questo, anche la versione 2020 digitale del LFF mi ha travolta con la meraviglia dei film e dei talk in programma. Porterò con me il colore e il ritmo della conversazione tra Kemp Power, dalla cui penna sono nati “Soul” e “One nigth in Miami”, e Rowan Woods, direttore dello Young Vic di Londra.

Nonostante le difficoltà nel reperire il sacro link Disney per vedere “Soul”, che non è stato reso fruibile alla stampa (se non a quella altamente selezionata), vedere questi due film attraverso gli occhi di chi li ha scritti è stata un’esperienza indimenticabile. Una delle tante chicche che solo il London Film Festival sa confezionare ad hoc per noi giornalisti.

Ma mi rimarrà nel cuore anche “Wolfwalkers”, i cui disegni rotondeggianti nascondono l’invito, quanto mai urgente, all’uomo di ritrovare un equilibrio con la natura e il mondo che lo circonda. Questo abbraccio metaforico che il cartone ci lascia, in ultima battuta, racchiude secondo me gli intenti e i propositi del London Film Festival, una rassegna che difende la necessità della diversità e quella di costruire un mondo più inclusivo.

Prendendo spunto dai protagonisti del film vincitore, “Another round”, alzo alto il bicchiere e brindo al team e alle menti che hanno reso questo London Film Festival speciale, a dispetto della situazione. Cheers e speriamo di rivederci il prossimo anno, dal vivo, per un altro giro di film e talk indimenticabili.

 

 

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