“Due”: l’esordio strepitoso di Filippo Meneghetti è un thriller dei sentimenti

Barbara Sukowa e Martine Chevallier in stato di grazia artistica, commoventi e coinvolgenti

Un film di Filippo Meneghetti. Con Barbara Sukowa, Martine Chevallier, Léa Drucker, 
Jérôme Varanfrain, Daniel Trubert. Titolo originale: Deux. Commedia, 95’. Francia, Lussemburgo 2019

Due donne mature, Nina e Madeleine, si amano in segreto da decenni. Tutti, compresi i parenti di Madeleine, pensano che siano solo vicine di casa. Ma quando la routine di ogni giorno viene sconvolta da un evento improvviso, la famiglia di Madeleine finisce per scoprire la verità. E l’amore fra le due è messo alla prova.

 

Premiato nel 2021 come Migliore film d’esordio sia ai César che ai Lumière Awards, “Due” di Filippo Meneghetti, presentato due anni fa anche alla Festa del cinema di Roma, è una pellicola delicata e piacevole da vedere. Sicuramente riuscita.

La storia parte lenta, canonica per certi versi. Serve aspettare fino alla conclusione del primo arco narrativo, “all’evento improvviso” che scombina le carte in tavola e le certezze, per vederla ingranare sul serio. Ma ne vale davvero la pena.

L’amore, la sua universalità, il suo esistere a dispetto di tutto ma anche la paura per il giudizio degli altri e come questo ci condiziona nelle nostre scelte sono il fulcro intorno al quale ruota la storia.

Il modo in cui Meneghetti racconta il sentimento che unisce Nina (Sukova) e Madeleine (Chevallier), nel segno di una grandissima normalità, fa sì che sia molto semplice immedesimarsi con le protagoniste e provare simpatia per loro.

Se “Due” è un esordio memorabile, grande merito è delle protagoniste, Barbara Sukowa e Martine Chevallier, in evidente stato di grazia artistica. Le attrici trasmettono l’essenza di un sentimento profondo e vero attraverso la tenerezza, senza volgarità, facendo della passione una corazza contro il pregiudizio.

Le musiche di Michele Menini contribuiscono a far sì che immagini e parole si fondano in un tutto unico armonico e ben calibrato. Per una pellicola che è davvero un piccolo gioiello.

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Nata a Napoli, a otto anni si trasferisce in provincia di Gorizia dove si diletta di teatro. Torna nella sua amata città agli inizi del nuovo millennio e qui si diploma in informatica e comincia a scrivere - pensieri, racconti, per poi arrivare al primo romanzo, "Anime". Nel frattempo ha cambiato di nuovo città e scenario, trasferendosi nelle Marche. Oggi conduce per RadioSelfie.it "Lo chiamavano cinema", un approfondimento settimanale sulla settima arte, e scrive articoli sullo stesso tema.

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