RomaFictionFest | Diario di bordo | National treasure, Madoff, Better things

Terzo giorno del RomaFictionFest all’insegna delle mini-serie basate su storie vere con protagonisti personaggi insospettabili, che furono vittime dell’opinione pubblica oppure la sconvolsero, con le loro azioni efferate.

 

NATIONAL TREASURE

Regno Unito, 2016, S.1, Ep.4×60′. Con Robbie Coltrane, Julie Walters, Tim McInnerny, Andrea Riseborough.

L-R Dee (Andrea Riseborough), Paul (Robbie Coltrane) e Marie (Julie Walters).

“National treasure” è una serie inglese in 4 puntate, ideata e scritta da Jack Thorne e ispirata a una storia vera, con protagonista l’attore Robbie Coltrane (il Rubeus Hagrid della saga di Harry Potter).

Coltrane interpreta il comico inglese Paul Finchely, amatissimo dal pubblico, considerato un autentico patrimonio nazionale. La sua vita precipita nel caos quando, una mattina, gli agenti di polizia si presentano alla sua porta accusandolo di aver molestato sessualmente, alcuni anni prima, una quindicenne.

Guardando la puntata nello spettatore italiano più informato non può non scattare il ricordo del “caso Enzo Tortora”, che negli anni ‘80 divise l’opinione pubblica. Il noto presentatore romano venne ingiustamente accusato da un pentito di mafia di avere legami con la camorra e finì risucchiato in un calvario giudiziario di molti mesi.

“National Treasure” è un cupo e angosciante thriller psicologico. Lo spettatore osserva in maniera coinvolta quello che per il protagonista inizia come un incubo ad occhi aperti, nel corso del quale emergono i lati più oscuri e intimi della sua vita personale e sessuale che sono ben lontani dall’idea di uomo pacioso e divertente trasmessa ogni giorno in TV.

Robbie Coltrane sfodera una performance intensa, fisica oltre che psicologica, mostrando allo spettatore come una sola accusa infamante possa abbattere un personaggio e buttarlo nel tritacarne dei media, facendone a pezzi l’esistenza.

Una prima puntata che si guarda con curiosità fino alla fine, lasciando nello spettatore il desiderio di vedere anche le successive per capire se Finchley sia una vittima del sistema o un disgustoso stupratore.

 

MADOFF

Stati Uniti, 2016. Con Richard Dreyfuss, Blythe Danner, Peter Scolari.

Ci spostiamo da Londra agli Stati Uniti, dalle vicende di un presunto predatore sessuale a quelle di un conclamato criminale di Wall Street, per la mini-serie “Madoff”, in onda il 28 gennaio su Sky.

Due sole puntate per questo adattamento del libro di Bryan Ross “The Madoff Chronicles”, che racconta la storia del finanziere americano di origini ebraiche, per un periodo anche presidente del NASDAQ, che nel 2009 è stato condannato a 150 anni di reclusione per una gigantesca frode finanziaria.

Il premio Oscar Richard Dreyfuss veste i panni di Bernand Madoff, Blythe Danner quelli di sua moglie in questo dramma che racconta ascesa e caduta dell’ex consulente d’investimento, insieme alle conseguenze delle sue azioni sulla famiglia, i soci e gli investitori.

L’11 dicembre 2008, dopo anni di onorata carriera nel mondo della finanza, l’uomo viene arrestato dagli agenti federali con l’accusa di aver truffato i suoi clienti, creando un ammanco pari circa a 50 miliardi di dollari.

Madoff deve la sua fortuna al “sistema Ponzi”, che prende il nome dall’immigrato di origini italiane che lo applicò per primo su larga scala all’inizio del 1900. In sintesi agli investitori venivano promessi fraudolentemente alti guadagni, pagati però con il capitale dei nuovi investitori. Una volta che i rimborsi richiesti hanno superato i nuovi investimenti il sistema è saltato. Nell’ultimo periodo, infatti, le richieste di disinvestimento avevano raggiunto circa i 7 miliardi di dollari, cifra che Madoff non è stato in grado di onorare con le risorse disponibili.

Le dimensioni della truffa messa in piedi da Bernard Madoff sono almeno tre volte più grandi dell’ammanco causato dal crac Parmalat.

Lo spettatore è stupito da una parte dalle acrobazie dialettiche e dalla capacità manipolatrice del protagonista, grazie alle quali ottiene fiducia e credito sia dai piccoli risparmiatori che dai grandi fondi, dall’altra dalla pochezza, che sa di tragicommedia, delle istituzioni chiamate a vigliare.

Il caso Madoff rappresenta infatti un grave fallimento per le attività di controllo. La SEC (Securities and Exchange Commission) aveva effettuato diverse verifiche presso la Bernard Madoff Investment Securities a partire dal 1992, senza però rilevare violazioni. Anche i concorrenti e gli altri analisti avevano nel tempo espresso dubbi sulle incredibili performance di Madoff, senza però ottenere risposte.

Come ha dichiarato Richard Dreyfuss in conferenza stampa, Madoff deve essere considerato un mostro, eppure, grazie alla sua magistrale interpretazione, il personaggio risulta quasi simpatico, divertente e le sue scaltrezza, disonestà e impudenza appaiono paradossalmente delle qualità da applaudire.

La mini-serie “Madoff” è un pugno allo stomaco, anche se costruita con i toni della commedia. interessante, avvolgente e ben scritta, permetterà allo spettatore di comprendere un po’ meglio il complesso mondo di Wall Strett e avvicinare sempre con cautela quegli uomini sorridenti in doppio petto che pur di mettere le mani sui tuoi risparmi sarebbero capaci di promettere qualsiasi cosa.

 

BETTER THINGS

Stati Uniti, 2016, S1., Ep.10×30′. Con Pamela Adlon, Mikey Madison, Hannah Alligood, Olivia Edward.

Pamela Adlon è Sam. Better things. 2016

Dopo due storie cupe e tragiche, il vostro inviato aveva bisogno di un po’ di leggerezza e per questo ringrazio la direttrice Turillazzi per avermi assegnato l’incarico di seguire, nella sezione Concorso Internazionale, le prime due puntate della serie americana “Better things”.

Cosa può desiderare di più una donna che avere tre figlie e al contempo un lavoro di successo?

Nulla, se non fosse che la donna in questione è Sam (Pamela Adlon), che cerca di tenere in piedi contemporaneamente la sua famiglia e la sua carriera. Single, soffocata dalla madre eccentrica che le abita accanto, attrice che pur di guadagnarsi da vivere accetta di fare la doppiatrice di cartoni animati, donna alla ricerca dell’uomo giusto dopo un matrimonio fallito.

“Better things” è una serie fresca, leggera, divertente, rivolta prevalentemente al pubblico femminile che non potrà non amare Sam e immedesimarsi nella sua vita e nei problemi derivati dal doversi occupare da sola di tre figlie,

Un affresco realistico di quanto sia difficile essere donna oggi, e del coraggio che serve per affrontare i piccoli e grandi problemi della quotidianità. Da vedere.





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