“Them”: una serie che declina bene il tema del razzismo in chiave horror

Innovazione e buoni spunti per la 1° stagione del progetto di Little Marvin per Prime Video

Una serie creata da Little Marvin. Con Deborah Ayorinde, Ashley Thomas, Alison Pill, Shahadi Wright Joseph, Melody Hurd, Ryan Kwanten. Horror. USA. 2021-in produzione

Nel 1953, durante la cosiddetta Seconda grande migrazione, Henry e Lucky Emory decidono di trasferirsi dal North Carolina in un quartiere di soli bianchi di Los Angeles. La casa della famiglia, in una strada alberata apparentemente idilliaca, diventa un inferno nel momento in cui forze maligne, sia reali che soprannaturali, minacciano di distruggerli.

 

Avviso agli spettatori: se avete problemi di vicinato o qualche dubbio all’idea di cambiare città/quartiere sarebbe meglio per voi astenervi dal vedere “Them”, la nuova serie antologica disponibile su Prime Video.

Trasferirsi è tendenzialmente stressante di per sé, come potrà raccontarvi chi lo ha fatto una o più volte. Se poi a spostarsi è una famiglia di colore, in fuga dal passato e alla ricerca di un nuovo inizio, nell’America razzista e conservatrice degli anni ‘50… be’ le cose si complicano.

Ideata da Little Marvin, che è anche uno dei produttori esecutivi, la serie in dieci episodi riprende e rinnova il racconto di denuncia tanto caro agli Stati Uniti. E si inserisce nel solco di film come “Scappa – Get out” e “Noi” di Jordan Peele, che hanno usato il genere horror per parlare di discriminazioni e ingiustizie.

“Them” è un progetto sofisticato, e creativamente rischioso. Lo spettatore assiste a un’escalation di soprusi psicologici e fisici ai danni della famiglia Emory, che dal North Carolina si trasferisce in un quartiere di soli bianchi di di Los Angeles. I vicini li accolgono prima con freddezza e palese maleducazione, passando poi alle pressioni e infine alla violenza.

La sceneggiatura è nel complesso incisiva e originale nel suo voler mettere in evidenza anche le conseguenze psicologiche che si possono manifestare in chi è vittima di una campagna di odio razziale. E l’orrore che ne deriva finisce per distruggere in egual misura vittime e carnefici.

Buona anche l’idea dei continui ribaltamenti di prospettiva e dei colpi di scena, che spiazzano lo spettatore e annullano l’iniziale distinzione tra buoni e cattivi. Ogni personaggio, nella serie, ha le sue fragilità e debolezze, e questo lo rende umano.

L’aggiunta della tematica sovrannaturale, invece, che va a sommarsi al racconto storico e sociale di base l’ho trovata un azzardo riuscito solo in parte. Per quanto visivamente potente, infatti, “Them” finisce per risultare troppo ricca – di storyline, suggestioni, tematiche – e quindi poco fluida.

Dopo un inizio molto forte ed efficace, la visione risulta faticosa e la trama dispersiva. La regia agile, visionaria e talentuosa unita alla buona recitazione dei protagonisti tengono comunque in equilibrio la serie, evitandole cadute catastrofiche.

Deborah Ayorinde (Livia “Lucky” Emory) e Ashley Thomas (Henry Emory) sono bravissimi e credibili nei ruolo di due coniugi tormentati dal presente e dal passato, dai demoni personali e dai sensi di colpa. Le continue umiliazioni che sono costretti a subire non fanno che acuire le ferite dell’anima.

Ambientata nel 1953, all’epoca della cosiddetta Seconda grande migrazione, “Them” riesce bene a rappresentare i diversi tipi di razzismo insiti nella società americana di allora – e di oggi (?). Non esiste solo la violenza aperta, ma una serie di atteggiamenti ostili sotterranei che possono essere ugualmente nocivo.

Nella serie questo odio “normalizzato” è rappresentato dalla casalinga Betty Wendel, interpretata da una bravissima Alison Pill, moglie apparentemente perfetta che farà di tutto perché i nuovi arrivati se ne vadano.

Episodio dopo episodio entriamo nelle menti dei personaggi, e veniamo trascinati in un universo di infelicità, dolore, cattiveria e desiderio di vendetta. Perché in “Them” nessuno è innocente al 100%. Ognuno porta il suo contributo di malvagità.

Una serie – già confermata per una seconda stagione, dove cambieranno personaggi, ambientazione e storia – sicuramente da vedere e su cui riflettere. Una serie che promette di far discutere parecchio.

Previous article“Calls”: una serie Apple che punta tutto sul suono e non sulle immagini
Next article“Locked down”: la storia d’amore non basta… si tenta il “colpo grosso”
È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here