“Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”: una serie pop più che sconvolgente

La forza del libro e del film del 1981 si perdono in questo adattamento in chiave moderna

Una serie di Philipp Kadelbach. Con Jana McKinnon, Lena Urzendowsky, Lea Drinda, Michelangelo Fortuzzi, Jeremias Meyer, Bruno Alexander. Drammatico. Repubblica ceca, Germania 2021

Sei adolescenti lottano senza sosta per avverare i loro sogni di felicità e libertà lasciandosi alle spalle genitori, insegnanti e chiunque non li comprenda. Christiane, Stella, Babsi, Benno, Axel e Michi trascorrono le loro notti senza regole o limiti, finché non si rendono conto che questo loro vivere in modo sregolato non sta facendo altro che spezzare il legame di amicizia che li unisce e avvicinarli ogni giorno di più al fondo.

 

Nel 1978, la giovane Christiane Vera Felscherinow e la sua storia di tossicodipendenza e prostituzione minorile nella Germania di fine anni ’70 sconvolsero il mondo intero, grazie al libro “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” scritto dai giornalisti del settimanale Stern, K. Hermann e H. Rieck, divenuto in breve tempo un vero cult.

A favorire la popolarità della storia di Christiane F. fu sicuramente il film omonimo diretto dal regista Uli Edel, uscito nel 1981. Nel ruolo della protagonista l’esordiente Natja Brunckhorst, unica attrice professionista della pellicola. Gli altri ragazzini vennero selezionati da scuole berlinesi e presi “dalla strada”.

A distanza di quarant’anni, “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” diventa una serie in otto episodi, disponibile su Prime Video dal 7 maggio. Si tratta di un remake sfarzoso, stilizzato e moderno che prende il materiale originale e lo trasforma in qualcosa che siamo già abituati a vedere – “Euphoria”, ad esempio, è un prodotto simile ma realizzato meglio – ma che sembra non avere il coraggio di spingere la narrazione fino in fondo e di mostrare tutto l’orrore del mondo che dovrebbe raccontare.

Gli sceneggiatori provano a cambiare passo nella seconda parte della stagione, in particolare negli episodi 6 e 7, usando un tono molto più cupo e serio per parlare degli effetti dannosi dell’assunzione di droghe. Lo sforzo però non paga fino in fondo, perché i momenti forti sono pochi e troppo distanti uno dagli altri.

E anche l’ambientazione confonde: siamo negli anni ’70, ma al di là dei costumi e delle musiche non ci sono grandi elementi che ci parlino di quel periodo e di quella realtà così controversa.

Quella che era la forza sconvolgente di “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” – ragazzini di tredici e quattordici anni abbandonati a loro stessi dalla società e trascinati nel vortice dell’eroina – nella serie si perde completamente. Quello che resta sono adolescenti incompresi e genitori assenti in una Berlino ovest molto pop, e una serie piatta.

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Campana doc, si laurea in scienze delle comunicazioni all'Università degli studi di Salerno. Internauta curiosa e disperata, appassionata di cinema e serie tv, pallavolista in pensione, si augura sempre di fare con passione ciò che ama e di amare fortemente ciò che fa.

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