Una miniserie in 5 episodi, diretta da Cosima Spender. Documentario. Italia 2020

La storia della comunità di recupero per tossicodipendenti di San Patrignano e del suo fondatore Vincenzo Muccioli, controversa figura che dal 1978 al 1995, anno della sua morte, seppe strappare alla droga e restituire alla società migliaia di ragazzi e ragazze, spesso utilizzando metodi violenti e per questo finendo a processo. Muccioli e la sua creatura, detta “Sanpa”, sono raccontati dal figlio, da ex ospiti della comunità, da giornalisti, magistrati e psicanalisti e da documenti e materiali d’archivio, frutto di un lavoro di ricerca lungo due anni.

 

Il mio 2020 televisivo si è concluso con la visione di due documentari targati Netflix, strutturati come mini-serie, incentrati su due figure carismatiche quanto controverse: Dominique Strauss-Kahn e Vincenzo Muccioli.

Due uomini lontani ma accomunati dall’illusione di essere intoccabili, che sono stati travolti da pesanti accuse, sottoposti alla gogna mediatica e a vicissitudini giudiziarie. E soprattutto, che hanno diviso l’opinione pubblica.

Qui trovate la mia recensione di “Stanza 2806”, adesso parliamo invece di “SanPa – Luci e tenebre di San Patrignano”.

Partiamo dal fondo: alla fine del documentario è impossibile non sentirsi smarriti, dubbiosi, quasi impossibilitati a esprimere un giudizio sull’operato e sulla vita di un uomo come Muccioli.

È stato la luce della speranza per migliaia di ragazzi caduti nella trappola della tossicodipendenza oppure un padre-padrone a cui lo Stato ha consentito tutto, pur di sottrarsi alle sue responsabilità sulla diffusione dell’eroina in Italia alla fine degli anni ‘70?

Per comprendere a pieno il “fenomeno San Patrignano” lo spettatore di oggi deve accettare la desolazione della situazione dell’epoca. Lo Stato non aveva le strutture, i medici e gli operatori per accogliere e curare i tossicodipendenti e così questi furono abbandonanti a loro stessi. Erano considerati degli appestati; vivevano ai margini della società come degli zombie.

In questo quadro si inserisce la visionaria scelta di Vincenzo Muccioli: creare una comunità di recupero all’interno della sua azienda agricola. Un’idea di accoglienza e cura diversa dai protocolli medici esistenti, in base ai quali i drogati andavano internati o imbottiti di psicofarmaci.

Vincenzo Muccioli con i ragazzi della comunità di San Patrignano.

Le regole di Muccioli per curare il tossico erano semplici quante rigorose: amore, lavoro, e durezza paterna (ovvero schiaffi), ove necessario. A San Patrignano venivano accolto chiunque, bastava che fosse davvero intenzionato a cambiare vita.

In poco tempo, la comunità diventa il punto di riferimento o se preferite l’ultima spiaggia per tanti ragazzi ormai allo stremo. L’azienda agricola si trasforma prima in una comune stile hippy, poi in una sorta di città-stato con quasi 3000 ospiti.

Il documentario “SanPa” è strutturato in 5 episodi (Nascita, crescita, Fama, Declino, Caduta) e racconta la genesi, l’evoluzione e se volete la distorsione della creatura fondata da Muccioli.

In questa storia potremmo individuare tre tappe fondamentali. Nel 1985 la Procura di Rimini rinvia a giudizio Muccioli e i suoi più stretti collaboratori, con l’accusa di praticare misure di contenimento illegali e disumane. Il processo, ampiamente coperto dai media, dividerà l’opinione pubblica.

Nonostante Muccioli venga poi condannato, in molti lo considerano non solo innocente ma eroico per il lavoro svolto. In questo periodo raggiunge l’apice della popolarità e il suo metodo viene sdoganato.

L’ascesa di Muccioli sembra inarrestabile fino al 1989 (secondo momento cardine della storia), quando due suicidi in due giorni all’interno della comunità scuotono nuovamente l’opinione pubblica, e riaprono gli interrogativi sulle condizioni di vita a San Patrignano.

È nel 1993 (terzo momento) che il vaso di Pandora si scoperchia davvero. La Procura di Rimini, sulla base delle confessioni di un ex ospite della comunità, riapre il caso sulla morte di Maurizio Maranzano, chiuso frettolosamente nel 1989. Si scopre che in realtà Maranzano è stato brutalmente ucciso a San Patrignano, il suo copro occultato con il tacito assenso di Muccioli.

Nonostante venga assolto in tribunale, Muccioli entra in una spirale di profonda depressione che lo porterà alla morte nel settembre del ‘95, a soli 61 anni. E anche sulla sua dipartita ci sono tesi contrastanti…

“SanPa” è contemporaneamente un interessante affresco dell’Italia degli anni ‘70 e ‘80, in cui possiamo già vedere quelli che sono i limiti e le contraddizioni della società di oggi, la storia di un visionario e una fiaba dark, dove il creatore ha dovuto sacrificarsi per salvare la sua creatura.

Toccherà come di consueto allo spettatore, dopo aver visto il documentario, trarre le sue conclusioni. Ma sicuramente la storia di San Patrignano e l’ascesa e la caduta di Vincenzo Muccioli sono pagine che meritano di essere (ri)scoperte.

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